
OGGI TI PORTO IN ISLANDA (O NELL' HOGGAR?)Basta poco per avere una boccata d'ossigeno. Ignoro quanto duri l'effetto, ma serve.
A proposito, ieri sera mentre diligentemente scuotevo la tovaglia fuori così da ridistribuire equamente il cibo a tutti gli uccellini del circondario ho guardato il cielo carico di nuvoloni enorminerisoffici e mi sono accorta tutt'un tratto che è veramente immenso! Questa ovvia banalità si è dispiegata ai miei occhi come un nuovo stimolo. Allora mi è sopraggiunto il desiderio di essere in uno di quei luoghi ai confini con la realtà dove ho sempre pensato che non mi sarebbe interessato andare: il deserto o i ghiacci dell'ArtideAntartide o le steppe di chissà dove, la tundra, il Tibet. Dov'è che sono morti i soldati italiani in Russia? Le distese di nulla insomma. La natura incontaminata, selvaggia, autarchica, etc etc.
Ho avuto voglia di sentirmi piccola con cognizione di causa.
A me è sempre piaciuto di più l'immaginario urbano, la metropoli, i caffè, i viali, le case, i musei. In soldoni il paesaggio umanizzato.
Però dopo avere saputo che esiste Pagan Poetry o Yoga di Bjork o tutto Fisherman's woman di Emiliana Torrini non posso esimermi dal sognare l'Islanda che io mi immagino terra magicamente e costantemente sospesa e zattera galleggiante dall'atmosfera rarefatta, dove tutto è bianco. O al massimo rosa.
A proposito di questa voglia di perdermi (per ritrovarmi...) che mi è presa, un mesetto fa ho adocchiato "Il viaggiatore" di Maurizio Maggiani, il cui titolo era sempre lì nella classifica della Repubblica, e me lo sono portato a casa. Parla di un ornitologo che aspetta il passaggio di uno stormo nel deserto dell'Hoggar condividendo la quotidianità con una tribù che vive fra pickup, kalashnikov, migliaia anzi credo milioni di tappeti, miti e rituali di corteggiamento che si perdono nella notte dei tempi. Quando l'ho preso in mano ho pensato ad un libro immobilista, uno di quei libri formato yoga in cui per ogni movimento ci vogliono circa due anni di meditazione. Invece (perchè ovvio che c'è un invece) succedono tante cose, perchè grazie a Dio esiste la mente e con questa si può viaggiare attraverso i ricordi e le visioni diurnenotturne, anche davanti all'apparente staticità del paesaggio.
Così ci si muove fra desiderio di pace e atroci esperienze di guerra, ritmi concitati e membra rilassate, l'eterno ritorno di erosthanatos, il sesso mercenario, la purezza.
Non si sa bene dove sia il confine fra verità e visioni però ci si guarda dentro senza paura.
Questo per dire: che l'apparenza inganna; che si può e si deve cambiare idea; che nella mia lista di cose da fare, dopo laurea, giro della Francia, New York e trasferimento chessò, a Roma(?), c'è posto anche per una immersione nel freddo e nel caldo; e che vi consiglio spassionatamente questo libro.
Ora: Svefn-G-Englar e Staràlfur di Sigur Ròs ( da Agaetys Byrjun) (SI CONSIGLIA VIVAMENTE)

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