domenica, dicembre 10, 2006

SPEREQUAZIONE INTERIORE
Oggi piove. 14-7 gradi. Ieri mi sono infradiciata i piedi uscendo da un locale. Mi sento abbattuta. E non solo per i piedi. Vorrei fare questo benedetto tauaggio ma mi sono ripromessa di farlo solo quando avrò finito con tutto il necessario. Io affronto le cose male. Mi fascio la testa molto ma molto prima di intravedere la risoluzione. Analizzo il problema a lungo e poi non faccio seguire i fatti. Stupida donna.
Sono annoiata. Di più sono annoiata e demotivata, preda di crisi di panico notturne che nel migliore dei casi mi fanno dormire male fra microrisvegli vari; e nel peggiore mi tengono in veglia per qualche ora. Sono sempre stanca. Sbriciolata. Non ho voglia di parlare e divento scostante, faccio fatica a tenere gli occhi aperti. Una scusa . Non lo faccio apposta. Sopporto poco tutto. Vorrei andare a ballare. I non luoghi sono il meglio ma vanno bene anche i pub semi vuoti dove non c'è troppo casino ma posso guardare la faccia di qualche essere umano. Sono di temperamento malinconico e mi butto giù facilmente. Come sempre mi giustifico dicendo che è questione di famiglia.
Anche se ogni volta è un sentimento diverso, ogni volta lo descrivo allo stesso modo. Tocco a piene mani la mia fragilità. Un pò bimba sperduta: C'è qualche Peter nei paraggi che mi dia una mano?

Preso blu - Subsonica
Ma quanta arroganza si spreca,
per quali mediocri orizzonti,
il senso di vaga impotenza,
di un giorno di pioggia,
al gusto di pioggia,
in giorni di pioggia.

Con quali blindate paure
confonde l' amaro tra i denti,
l'insipido blu polizia,
di un giorno di pioggia,
al gusto di pioggia,
in giorni di pioggia.

ma sai dirmi dove sei,
se ti chiedo dove sei,
ti nascondi dove sei.

Il vuoto delle tue certezze tra le tue pareti che ora
inchiodano il silenzio tra noi due disordine interiore
ma ordine nel paese prigioni tribunali cellulari o
forse chiese, paura della morte, paura della vita
paura che la vita sfuggendo tra le dita,
paura che diversa sarebbe anche possibile,
paura del diverso paura del possibile.

In quali silenzi riecheggia
la rabbia delle tue certezze,
perché non ci provi ad arrenderti
a un giorno di pioggia,
al gusto di pioggia,
in anni di pioggia

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